Zia Carmela, la sorella di mia madre.

Zia Carmela, la sorella di mia madre.
Mi ero finalmente deciso a tornare in Calabria a trovare i miei parenti. In pratica erano quasi vent’anni che non lo facevo ma ora, a trentadue anni appena fatti, mi attirava l’idea di vedere come erano cambiati i luoghi della mia infanzia. Allora ero ancora single e, come tale, perennemente squattrinato (il mio stipendio era sistematicamente assorbito in viaggi e divertimento con gli amici). Per fortuna, sapute le mie intenzioni, si fece subito avanti la zia Carmela, mi avrebbe ospitato lei, la sorella maggiore di mia madre. Non aveva problemi in quanto abitava ancora nella grande casa che suo marito – lo zio, defunto parecchi anni prima – aveva comperato per lei e per le mie cugine, a loro volta sposatesi entrambe e quindi emigrate in altre città.
Il mio arrivo fu, come da tradizione nelle famiglie meridionali, motivo di una sontuosa cena a casa di zia Carmela. Tutti i parenti mi fecero una grande accoglienza, come fossi il figliol prodigo che ritorna dopo tanto tempo. Se ne andarono ce erano già le due di notte. Zia Carmela disse che era stanca morta e si ritirò quasi subito nella sua stanza. Così rimasi ancora un po’ sulla terrazza fumare una sigaretta e a bere l’ultimo limoncello. Essendo cresciuto a Bologna, non ero più abituato a quel cibo speziato e ai condimenti forti e quindi il sonno tardava ad arrivare. In più faceva un gran caldo per cui, approfittando della solitudine, mi tolsi la maglietta, i pantaloncini e poi anche gli slip, rimanendo nudo sulla sdraio a prendere il fresco della notte.
Mi risvegliai di soprassalto, erano le cinque del mattino e cominciava ad albeggiare. Avevo la sensazione che a svegliarmi fosse stato un rumore ma non vedevo nessuno intorno, tantomeno la zia. Probabilmente si era alzata per il caldo e.. L’idea che lei, ormai più che ultrasessantenne, mi potesse aver visto nudo mi attraversò la mente come un pensiero così perverso e che ebbi un’erezione istantanea, poi il buon senso mi fece andare in camera mia dove, dopo essermi smanettato l’uccello con la passione di un adolescente, mi misi a dormire come un angioletto.
Verso le dieci mi svegliai e trovai la zia in cucina intenta a rigovernare piatti e pentole della sera prima. Avevo ancora una strana sensazione addosso ma il suo atteggiamento così materno, il suo morigerato abito estivo a sacco, contribuirono a rilassarmi. Era stata colpa del vino e del cibo – pensai.
Più tardi ci trovammo a chiacchierare in terrazza. Zia Carmela si lamentava per il caldo torrido, cosa che condividevo, poi aggiunse: “stanotte faceva così caldo che per dormine mi sono dovuta mettere tutta nuda”. Quella frase, nonostante fosse stata buttata lì con distaccata indolenza, mi arrivò in testa come un trapano. Zia Carmela non era di certo nel fiore della bellezza, immaginavo sotto il suo abito coprente seni e fianchi appesantiti dagli anni, ma i pensieri della notte precedente tornarono prepotentemente a farmi pulsare il glande, la sua somiglianza con mia madre risvegliava in me pensieri lussuriosi quanto impensabili fino a qualche giorno fa.
Quella sera ero uscito con i miei cugini ma non vedevo l’ora di rientrare per immergermi in quella morbosa situazione familiare che mi offuscava la mente. Rientrai a mezzanotte passata. In cucina trovai un bigliettino dove la zia mi diceva che era andata a dormire e di svegliarla in caso avessi avuto bisogno di qualcosa. Andai in camera ma non riuscivo a dormire, così solo con gli slip addosso andai in camera sua. Bussai pian piano, pensai che se avesse risposto avrei inventato una scusa qualunque. Come speravo non rispose nessuno. Entrai. La luce sul comodino era accesa e zia Carmela stava sul letto sdraiata a pancia in giu. Era completamente nuda. Fra le cosce faceva capolino una peluria scura ma le sue forme generose non consentivano di vedere altro. In realtà non era così male in arnese, anzi. Cosce e culo erano ancora lisce e toniche e, particolare che mi ha sempre eccitato, aveva i talloni e le piante dei piedi ben curate. Non potei non inchinarmi ad annusare l’afrore dei suoi piedi, mentre con la mano mi stavo tormentando il cazzo durissimo. Poi, preso dal timore che si potesse svegliare, mi allontanai e mi rinchiusi in bagno. Eccitato come mai. Avevo così voglia di quel corpo maturo che anche masturbarmi mi sembrava uno spreco. L’odore dei suoi piedi aveva avuto un effetto afrodisiaco. Presi a frugare ansioso nella cesta della biancheria smessa. Trovai due suoi paia di mutande, uno quasi pulito, l’altro clamorosamente impregnato di ciprigna, odoroso di fica, orina e culo. Le annusai, poi leccando dove erano più sudice mi menai il cazzo fino a venire come una fontana. Rimasi lì un po’, mi ripulii dallo sperma con le sue mutande ed andai a dormire distrutto e coi i pensieri in ribellione.
Il mattino dopo trovai la zia già sveglia intenta a.. stendere la biancheria!! Speravo che la sborra che le avevo lasciato sulle mutande si fosse asciugata nella notte. Comunque tradendo in certo imbarazzo, evitavo di guardarla negli occhi. Si era laccata le unghie dei piedi di un bel rosso scuro e non portava più l’abito a sacco del giorno prima ma una gonna sopra al ginocchio ed una canottiera bianca che lasciava intravvedere maggiormente i suoi grossi seni. Anche i capelli grigi, raccolti sulla nuca le davano un’aria diversa. Era di ottimo umore, al contrario di me che ero silenzioso e preoccupato. Dopo pranzo la zia disse che avrebbe fatto un sonnellino. Lasciò la porta semiaperta. Dopo un po’ passai davanti e la vidi il suo corpo nudo sdraiato nella poca luce dello scorrevole semiaperto. Stavolta era sdraiata di schiena e potevo ammirare i suoi grossi seni spingere sotto la canotta e la fica bene in mostra a causa della mutandina che si insinuava fra le cosce. Ero in confusione totale. Andai in camera a riflettere. Stavo facendo pensieri perversi sulla sorella di mia madre e la cosa mi eccitava terribilmente ma generava in me anche un terribile senso di colpa edipica. Dopo un pò sentii i suoi passi scalzi nel corridoio fermarsi davanti alla mia porta. D’istinto mi sdraiai sul letto con l’intento far finta di dormire. Lei bussò pian piano, io abbassai le mutande a mezza coscia e, a cazzo nudo e duro mi misi giù e, a occhi chiusi, trattenni il fiato. La sentii scivolare pian piano nella stanza, chiudersi la porta alle spalle. Socchiusi gli occhi e, nella penombra, complice lo specchio interno dell’anta dell’armadio aperto, la volli guardare. Era in piedi in fondo al letto, aveva ancora addosso la canotta e le mutande. Con una mano si accarezzava il pube, la coscia e il culo. Non potevo resistere oltre. Mi girai verso di lei e la guardai negli occhi. Lei mi fissava ansimando. “E così ti piace vedermi nuda..lurido porco” disse. “Allora ecccoti servito”. Si tolse la canottiera. I suoi seni uscirono ballonzolando, sormontati da due grossi capezzoli scuri. “Ora ti insegno a rispettare la sorella di tua madre” La sua voce era rotta dall’eccitazione. Mi si sedette accanto e sollevò una coscia appoggiandomi il piede nudo sulla bocca. “Lecca porco..” L’odore dei suoi piedi non mi diede scampo, cominciai a leccare sottomesso. Lei intanto mi aveva abbassato ulteriormente le mutande fino alla caviglia e afferrato il cazzo durissimo. Me lo stava menando prepotentemente, su e giù, scappellandolo fino a farmi tirare il filetto e assestantomi dei gustosi colpi sui coglioni duri. Poi si tolse le mutande fradice e salì in piedi sul letto, sopra la mia testa. Si abbassò con studiata lentezza. Potevo vedere l’incarnato scuro della sua fica fra le cosce sempre più divaricate. Me la poggiò sul viso. La strofinava sulla bocca e intanto aveva preso a spompinarmi, leccandomi la cappella come una vera troia. Restammo avvinghiati in quel 69 per mezzora. Veniva in continuazione e i suoi umori mi colavano sulle labbra copiosi. Continuando a darmi del “figlio porco e incestuoso” mi fece venire inarcando le reni spingendole quasi tutto il cazzo in gola. Ma zia Carmela non ne aveva ancora abbastanza. Mi obbligò a leccarle a lungo le dita e le piante dei piedi, ancora più sudati di prima , così come il buco del culo odoroso e le ascelle, quindi a ciucciarle e morderle i grossi capezzoli. Durò fino che recuperai una nuova erezione. Poi mi ordinò di fottergli la grossa fica a colpi di cazzo, senza riguardo, chiamandola “mamma Carmela” e pompandola da sotto a smorza candela, mentre si teneva alla sbarra del letto che era stato di sua figlia. Passammo a letto tutto il giorno e la notte. Al mattino presto la stanza era pervasa di odori: piedi, fica, culo e cazzo. Mi svegliai di nuovo in tiro e, dopo un passaggio di cappella nella sua bocca come buon giorno, le divaricai le cosce e, dopo averle succhiato avidamente la fregna fino a farla letteralmente pisciare addosso, la presi con voglia, tenendo le sue caviglie sulle mie spalle e leccandole i grossi piedi maturi mentre la montavo di santa ragione. Prima che venissi si mise su un fianco e, tenendosi una coscia alzata con la mano nell’incavo del ginocchio, mi ordinò di piantarglielo duro tutto su per il culo, fino ai coglioni, operazione che riuscì perfettamente grazie al suo buco di culo accogliente. Per quel giorno finimmo così, con un clistere di sborra calda nel culo aperto di zia Carmela.
Il resto della vacanza la lascio alla vostra perversa immaginazione

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23/11/2012 22:22

priapone

voto 9 bel racconto

21/12/2015 00:48

Carmelo

Mia zia e perversa,dopo essersi separata..venne a casa mia e ho sempre possibilità di scoparmela

16/02/2012 18:45

lilloo

vorrei scoparla anchio zia carmela.solo il pensiero che e' una bella donna matura mi e' venuto duro ,un bacio alla zia

12/09/2011 09:38

tito™

ottimo racconto ben scritto...erezione garantita da parte mia...

10/09/2011 18:08

tinculo

Zia Carmela smorza candela ; quanta voglia ne ho di riempirti la figozza : w le zie e le arzille vogliose !!!

09/09/2011 19:38

gabri

Complimenti per la sportività della zia Carmela...

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