• Pubblicata il:
  • Autore: STELLINA***
  • Categoria: Racconti lesbo
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LA MIA PRIMA ESPERIENZA LESBO - parte I

LA MIA PRIMA ESPERIENZA LESBO - parte I

Tra me e Jo, c'era un'amicizia solo virtuale, fatta di chat su Facebook, sms, telefonate, eppure era diventata sempre più confidenziale ed intima. Spesso, è più facile parlare dei propri segreti, dei propri problemi ad uno sconosciuto, perchè è lontano da noi e proviamo meno vergogna.
Dopo diverse settimane, abbiamo deciso la data, il luogo e l'ora per incontrarci di persona: XX/XX/2016, fermata bus di Piazza Cadorna, ore 19. Come da accordi, per farmi riconoscere, quella sera indossavo i tacchi alti ed un grazioso tailleur rosso (chi ha detto che le lesbiche si vestono sempre da maschi?) e Jo mi stava aspettando alla fermata del bus. Avevo detto ai miei che avrei dormito da un'amica ed ero emozionatissima. Ci siamo abbracciate ed abbiamo fatto una lunga passeggiata attraverso la città per raggiungere il suo appartamento in via Adigetto, dove viveva da sola. Non c'era nessuna intenzione morbosa, solo amicizia, due pizze, due birre e qualche risata davanti alla TV. Parlavamo delle nostre vecchie storie d'amore, dei ragazzi di tutto.
Tuttavia, nell'aria si percepiva il desiderio di stare ancora più vicine, ma nessuna delle due aveva il coraggio di fare il primo passo.
Dopo la "cena", ci siamo sedute su una poltrona, io in mezzo, lei sul bracciolo, sempre davanti alla TV che serviva da rompighiaccio. Poi è successo. Così, semplicemente, perchè doveva succedere. Lei si è piegata verso di me e mi ha baciato. Era un bacio sconosciuto eppure familiare, sognato ed ora reale, comunque delizioso.
Ci siamo baciate a lungo, assaporando anche i rimasugli di pizza e di birra che, inevitabilmente, avevamo ancora in bocca. Insieme ai capelli che, per entrambe, erano lunghi e castani.
Poi Jo ha lisciato le mie guance calde ed arrossite sedendosi sulle mie gambe. Ha posato una mano sulla coscia, per poi scivolare ovunque ed accarezzarmi tutta. E' arrivata sul petto e sui capezzoli già dritti, mi ha tolto la giacca del tailleur, sbottonato la camicia e levato canotta e reggiseno. Guardando il mio seno, le brillavano gli occhi e mi ripeteva che ero bellissima. Poi ha fatto lo stesso con la sua felpa, sotto la quale non c'era nient'altro che la pelle morbida e i piccoli seni eccitati. Sono rimasta sorpresa perché, da vestita, sembravano più grandi, ma quando li ha appoggiati sui miei in un tête-à-tête, è stato meraviglioso. Strofinavamo i capezzoli turgidi come due bambine che sperimentano un nuovo gioco.
Ci baciavamo con passione, accarezzandoci e respirando l'odore selvaggio dei nostri capelli. Mi ha sfilato la gonna mentre, nella penombra della stanza, filtrava la luce della TV accesa. Vedevo ogni dettaglio del suo corpo e lei del mio. Si è accovacciata ed ha iniziato a leccare il triangolo delle mutandine, che contenevano a fatica la mia peluria folta e debordante. Ed erano così intrise di unto vaginale da lasciare una macchia sulla poltrona.

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